Tuesday, June 30, 2009

Conversazione con Noam Chomsky

Non c’è bisogno di alcuna nota biografica per presentare Noam Chomsky. Egli è senza dubbio l’analista e il conferenziere di sociologia politica più importante del periodo contemporaneo. Come scrive il Guardian, «fa parte delle dieci fonti più citate nel campo delle lettere insieme a Marx, Shakespeare e la Bibbia, ed è il solo vivente tra gli autori di tali fonti».

Alle Nazioni Unite, il presidente venezuelano Hugo Chavez ha accennato a Egemonia o sopravvivenza. I rischi del dominio globale americano [Milano: Marco Tropea Editore, 2005, ISBN 88-438-0460-X] in questi termini: «Vorrei rispettosamente invitare quelli tra voi che non l’hanno ancora letto a farlo».
Nel 2006, in risposta a una domanda rivoltagli da un corrispondente del New Statesman, Andrew Stephen, a proposito di ciò che avrebbe fatto se fosse stato presidente degli Stati Uniti, Chomsky ha suggerito: «metterei in piedi un tribunale di guerra per processare i miei stessi crimini, perché se mi assumessi l’impegno di questa posizione, dovrei poi occuparmi della struttura e della cultura delle istituzioni, nonché della cultura intellettuale. E la cultura deve essere guarita». 
Nel corso di questo colloquio con il professor Chomsky si è parlato di Iran, della questione nucleare, delle relazioni tra Washington e Teheran e dell’impatto globale delle lobby sioniste. Un estratto di questa conversazione è stato pubblicato sul Teheran Times, il principale giornale iraniano in lingua inglese.

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